Narcisista patologico: sintomo o cura?

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Ultimamente mi capita di leggere, ascoltare frasi, definizioni o articoli dove viene menzionato il termine narcisista patologico.

La descrizione che ne viene fatta è di un uomo maschilista fortemente proteso alla soddisfazione di sé stesso, tanto da essere solito usare le donne che entrano in relazione con lui.

Da ciò deriva dunque il ritratto di lui come carnefice e della partner, sedotta e abbandonata, come vittima.

È davvero così?

Molte persone si incastrano in relazioni sentimentali nocive, nelle quali a stento sopravvivono, ma di cui non riescono a fare a meno. Sicuramente le donne sono più inclini a questo tipo di rapporti rispetto agli uomini.

La verità è che dietro la manifesta sciagura di aver incontrato un narcisista o carnefice, c’è un meccanismo molto più profondo che non dipende dall’altro, ma proprio da coloro che vengono definite vittime.

Quando una donna intraprende una relazione tossica e decide di portarla avanti, credendo a quel gioco vizioso del suo partner (di sedurla, mortificarla, aggredirla fisicamente e verbalmente, lasciarla andare via per poi farla tornare e quindi sedurla di nuovo), in realtà non solo sta assecondando un atteggiamento patologico, ma decide di farlo anche per curare sé stessa con il sintomo.

Mi spiego meglio.

Noi esseri umani siamo portati per natura a imitare modelli educativi o comportamentali che ci sono stati tramandati dai nostri genitori. Nel bene e nel male.

Non è poco frequente, infatti, che coloro che subiscono aggressioni nelle mura domestiche dai propri compagni, abbiano visto fare lo stesso dal padre alla madre quando erano piccoli.

Questo modello come unica forma di essere in relazione ed essere coppia, viene interiorizzato e quindi poi replicato con molta facilità nella stessa situazione.

Il rimanere in quella condizione che diventa quasi più confortevole del respingerla, è ciò che si definisce la cura nel sintomo: io sono lì perché paradossalmente lì ci sono abituata a stare, non saprei essere altrove, quindi mi nutro di ciò che poi mi intossica.

Quanto detto dovrebbe farci capire un po' diversamente il meccanismo che si mette in atto in questo tipo di relazioni. Sicuramente c’è un narcisista, ma il suo agire è tenuto a galla dall’incontro con un soggetto che in quel sintomo vuole starci perché lo crede unico modo di stare in coppia.

Se conosciamo o ci riconosciamo in una situazione come questa, sappiate che l’aiuto di una rete familiare o di amicizie che possano sostenerci è fondamentale, così come di grande aiuto può essere il rivolgersi a un professionista, che non negherà il sintomo, ma farà in modo che sia la persona stessa, nel proprio percorso individuale, a comprenderne la tossicità così da renderne consapevolmente accettabile il definitivo allontanamento.

 

 

Alessia Pavoni
 


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