Appassionata...mente

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Ieri sera, mentre sbirciavo la tv, ho fermato la mia attenzione su un programma che trattava un argomento, a mio avviso, interessante e complesso: le passioni.

Cos’è la passione? E che rapporto ha con la ragione?

Un famoso psicoterapeuta, ospite della trasmissione, l’ha definita come qualcosa capace di far “mangiare gli orizzonti”. Una definizione molto poetica che dipinge esattamente quello che è il mio pensiero al riguardo.

Voi lettori, che siete appassionati di sport, converrete con me sul fatto che la passione è la dimensione irrazionale delle nostre azioni e dei nostri pensieri; è totalmente altro dalla nostra ragione; è il motore che ci trascina verso ciò che può sembrare impossibile, che ci fa mangiare gli orizzonti, appunto.

La passione può essere d’amore, di sesso, per il lavoro, per un hobby, per uno sport, per la musica… È irrefrenabile, coinvolgente, travolgente, di pancia: in ogni caso esclusivamente emotiva.

Qualcuno che stimo molto, conversando sulla questione, mi ha detto che la ragione a volte ingloba la passione “imbottigliandola”, come per volerla contenere. Io invece ho un’altra immagine a tal proposito: vedo la ragione come un recinto intorno al mare della passione; e non esiste materia tanto potente da contenere il mare quando decide di straripare.

E come dissi in un altro articolo di questa rubrica, che male c’è, a volte, a lasciarsi andare alla passione, all’irrazionale…

In ambito religioso (cattolico nello specifico), la Passione di Cristo è pervasa da una connotazione di dolore: ciò sembrerebbe cozzare con l’accezione comune del termine. E invece mi sento di dire che anche questa visione è assolutamente pertinente.

Tutto ciò che appassiona comporta preoccupazione e affanno; toglie energia e carica di molteplici aspettative, il cui esito riconduce sempre a un’esperienza dolorosa: se la passione da frutti positivi, viviamo nel costante terrore di perdere tutto il beneficio conquistato; se invece, non trova terreno fertile, va da sé il mood negativo che ne comporta.

Andando un po’ indietro nel tempo e volendo evidenziarne il significato letterario, pensiamo alla passione di Otello, o a quella di Romeo e Giulietta, o ancora dell’Orlando furioso. Passioni che hanno causato dolore, morte e pazzia.

In ambito sportivo, fatica e passione vanno a braccetto: un fuoco che arde e che a volte, purtroppo, conduce a cocenti delusioni.

Ad ogni modo, se è vero anche per voi che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, vale comunque la pena vivere per provare quella sensazione di onnipotenza, di delirio mentale ed emotivo, quella fame di orizzonti, che ci spinge prepotentemente verso una passione senza anticipazione alcuna del risultato.

Mentre scrivo davanti la mia finestra scorgo un runner che, nonostante il vento e la pioggia, mangia l’asfalto senza sembrarne mai sazio. Non è forse questa, la passione?

 

Alessia Pavoni
 


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